Ci vuole un albero per salvare la città

By 7 Novembre 2018post nel blog

Fatemi capire dove è la logica perché impazzisco…

I Prati di Caprara, 47 ettari di ex area militare, erano una spianata desolata dove si sono accumulati degli inquinanti nello strato superficiale del terreno quando non c’era la vegetazione.

Oggi i 47ettari dei #PratidiCaprara sono un grande bosco spontaneo di oltre 40 anni di età. Alberi dalla grande chioma stanno impedendo che nuovi inquinanti si accumulino (perché i metalli pesanti sono nell’aria che respiriamo in città, causati dalla combustione, attività industriale, benzine, vernici, trasporti, etc…)

L’attuale amministrazione di Bologna vuole abbattere sostanzialmente tutto il bosco, che appunto sta assorbendo una grande parte degli inquinanti attuali e che sta lentamente bonificando il terreno da quelli accumulati nel passato (fitorisanamento, il pioppo per esempio è un ottimo assorbente di metalli pesanti).

Come se dagli strati sommersi di terreno si potesse essere contagiati, mentre tutti i metalli pesanti che ci respiriamo ogni giorno e che ci respireremo ancora di più in quella zona, tipo dove c’è l’ospedale Maggiore, perché non più intercettati dalle chiome, quelli invece fanno bene. Per non parlare poi di una eventuale rimobiltazione di quelli apparentemente sepolti con il movimento terra legato alle bonifiche. E poi per fare cosa ?…..edilizia residenziale e commerciale equivalente ad un intero nuovo quartiere, con ancora più polveri e inquinanti nell’aria.

Dall’ascolto della prima seduta dell’istruttoria pubblica l’amministrazione di Bologna continua a difendere, oltre ogni possibile logica, l’attuale progetto. Ora punta sullo spettro dell’inquinamento (visto che le case non servono), quando chi vuole difendere il bosco lo fa proprio per migliorare la qualità dell’aria e il benessere della città in termini ambiente che, secondo questi amministratori percepiti, si raggiungerebbe moltiplicando il cemento, il traffico, e qualche alberello “doc” che ci metterà si e no 100 anni per crescere in clima di certo più caldo e sfavorevole dell’attuale.

Faccio bene ad impazzire o no ?

L’ho già fatto ma lo ripropongo ai sostenitori del taglio selvaggio. Se non credete a me, leggetevi il libro in foto, non è scritto da uno stupido mi pare. La parte sullo stoccaggio degli inquinanti attraverso le foglie e la deposizione nel tronco dei grandi alberi a pagina 59.

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