Via Mattei: CIE, HUB e ancora CIE (o CPR). I governi cambiano, Sindaco e Giunta continuano a vacillare

By 14 settembre 2018articoli

Oggi abbiamo chiesto alla Giunta cosa pensi dell’insediamento sul nostro territorio di un Centro per i rimpatri.
Con un’intervento della Consigliera Emily Clancy abbiamo ripercorso la storia della struttura di via Mattei e i ripetuti cambi di fronte dell’Amministrazione PD.

“Era il 26 Gennaio 2013 quando il Sindaco Merola visitava il CIE – Centro di Identificazione e Espulsione – di Bologna (per la memoria: ex CPT istituiti dalla legge Turco-Napolitano) dichiarando “Chiuderlo subito, sotto la dignità umana. Questi centri non hanno senso. C’è una situazione strutturale, igienico-sanitaria e gestionale deficitaria, lavorerò perché tutti i sindaci si pronuncino e si ribellino” e, non nascondendo la commozione, “Scusate se mi sfogo con voi, ma serve fare qualcosa al più presto. Questi sono centri di espulsione, ma di espulsione della condizione umana”.

Ottobre 2013, il Consiglio comunale votava per non riaprire mai più un CIE a Bologna  (il M5S non partecipò al voto, le destre votarono contro, PD e sinistra e il Gruppo misto a favore).

9 Gennaio 2017, il Ministro Minniti inizia a parlare di trasformazione degli hub. Merola duro contro i Cie: “Non passa, a Bologna c’è incompatibilità ambientale”.
Il Sindaco, al rientro delle ferie, boccia ogni possibilità di ritorno dei centri per l’espulsione degli immigrati: “Lo abbiamo chiuso perché era disumano. Lo dirò mercoledì al ministro Minniti”.
Come Coalizione Civica l’affermazione ci tranquillizzò e presentammo subito un ordine del giorno per dire ‘mai più’ alla riapertura dei CIE sotto qualunque forma, ma il PD non lo ammise ai lavori, rimandò la discussione, e qualche mese dopo, non a caso, lo bocciò. Si preparava un cambiamento.

Infatti il 25 Gennaio 2018, poco più di un anno, dopo il Sindaco Merola fa una giravolta completa e annuncia il possibile insediamento “centro rimpatri per stranieri che hanno commesso reati” (CPR), addirittura lo richiede al Ministro Minniti e tenta di “strapparlo” a Modena che un anno prima aveva dovuto mandare giù il rospo e accettare che la struttura si facesse sul suo teritorio).
Quando parlano di ‘centro rimpatri per delinquenti’, Minniti e Merola fingono di ignorare, come sanno invece benissimo e come chiunque può leggere nei rapporti parlamentare sui Centri di Identificazione e Espulsione, che la stragrande maggioranza dei trattenuti nei CIE sono sempre stati ex detenuti, sottoposti ad una pena aggiuntiva in vista di un rimpatrio che non avviene quasi mai.
Con questi annunci speravano evidentemente in una svolta elettorale, svolta che effettivamente ci sarà, solo che Merola e Minniti non sanno ancora quanto grande sarà…

Noi invece abbiamo sempre sostenuto (alcuni di noi dai tempi del CPT, molto prima che Coalizione Civica esistesse) che non si può immaginare un sistema di giustizia per chi ha la pelle bianca e uno per chi ha la pelle nera, senza che LA Giustizia ne venga irrimediabilmente compromessa.
La giustizia è una e il luogo per chi si è macchiato di un reato grave è il carcere, dopo un processo caratterizzato dalle garanzie previste dalla Costituzione per le limitazioni della libertà personale.  Inoltre, come ricordano Antigone, LasciateCIEntrare, gli osservatori e le associazioni per i diritti umani, i CPR non sono altro che CIE a cui si è cambiato il nome, come dimostra il caso di trenta nigeriani espulsi un anno fa da un CPR solo perché erano “clandestini”, illecito amministrativo, e non colpevoli di nessun reato. Stavano infatti aspettando risposte alla loro richiesta dello status di rifugiato.
Questo fanno oggi i CPR, lo spiegò molto bene ai microfoni di Città del Capo Nazzarena Zorzella dell’Asgi, Associazione Studi Giuridici Immigrazione. A rischiare di finire nei CPR, sono anche i ragazzi nati e cresciuti in Italia, per i quali non è ancora stata approvata la legge sullo ius soli.

E veniamo all’oggi. Il Ministro dell’Interno non è più Minniti, ma diciamo che il suo testimone è stato ben raccolto. La sottosegretario alla cultura Borgonzoni – aspirante sottosegretario agli Interni – afferma che l’Hub verrà chiuso e al suo posto nascerà ‘un piccolo CIE’.
Il collega Bugani si dice d’accordo con Borgonzoni, anche a Bologna evidentemente l’alleanza gialloverde si stringe nel nome del sacrificio dei diritti umani.
E il Partito Democratico? E il Sindaco Merola? La Giunta?
Ci dicono che valuteranno la proposta e poi si esprimeranno (la proposta la conoscono bene, poiché è quella del Ministro Minniti).
Noi continuiamo ostinatamente a opporci all’insediamento di una struttura inutile e dannosa sul nostro territorio.”

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