C’è ancora un Sindaco a Bologna?

C’è poco da fare, un intervento del genere fa cadere le braccia.
Dovrebbe indignare tutti. Anche quelli che non la pensano come Làbas. Anche quelli che sono distanti dalle posizioni di chi sostiene il valore di quell’esperienza. Perché in ballo c’è il discredito delle istituzioni, e le istituzioni rappresentano tutti i cittadini, non solo quelli che hanno votato il Sindaco in carica (ammesso che questi siano tutti d’accordo con lui, cosa di cui è lecito dubitare).
In poche righe si condensa il peggio. L’ironia di chi non è capace di ironia e riesce, al massimo, a esprimere un sarcasmo di bassa lega. Il disprezzo per le posizioni delle associazioni e dei sindacati, cioè di quei “corpi intermedi” che un primo cittadino – specie se usa di frequente il vocabolo “partecipazione” – dovrebbe trattare con la massima cura. L’assenza di ogni strategia per la soluzione dei problemi. L’arroganza con cui si cerca di distogliere l’attenzione dall’inerzia dell’amministrazione (“Non esiste una bacchetta magica per cui si trova una sede in cinque giorni”: ma la questione è aperta da cinque anni). Il formalismo esasperato (il collettivo deve trasformarsi in un’associazione, come se quello fosse il problema). La divisione in “responsabili” e “irresponsabili”, cioè in buoni e cattivi. L’evocazione della violenza come possibilità sempre incombente. La retorica della “strumentalizzazione”.
Parole indigeste, parole che aumentano la tensione, parole che offuscano il ruolo che dovrebbe appartenere a chi le ha pronunciate, la cui preoccupazione principale dovrebbe essere quella di curare la coesione sociale, non di fomentare polemiche, creare nemici, erigere steccati.
Dovrebbe essere quella di affrontare i problemi tempestivamente, non di lavarsene le mani aspettando che qualcun altro li risolva a modo suo. Dovrebbe essere quella di rappresentare una comunità in tutte le sue articolazioni, contraddizioni e conflitti, non di provocarla o deriderla. La parola pubblica è una cosa seria ed esige responsabilità, una qualità sempre più rara.

Mauro Boarelli

(foto di copertina de “La Repubblica_Bologna)

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