Il Comune non esiste

By 10 Novembre 2016post nel blog

Il “Corriere di Bologna” ha pubblicato oggi un’intervista a Roberto Reggi, direttore dell’Agenzia del Demanio. Il tema è rilevante: la destinazione di aree ed edifici dismessi.

Cosa scopriamo?
Scopriamo, innanzitutto, che questo signore ha deciso per tutti. Ha deciso senza alcuna interlocuzione pubblica (o almeno: noi cittadini ne siamo stati tenuti all’oscuro). Una sola persona, un funzionario dello Stato senza alcun mandato elettivo, assume decisioni estremamente importanti per il futuro assetto urbanistico della città rispondendo solo al Governo che gli ha conferito l’incarico.
E cosa ha deciso?
Ha deciso, innanzitutto, che l’enorme ex area militare “Stamoto”, tra via Massarenti e il quartiere Fossolo, venga destinata al nuovo Tribunale. Poi ha stabilito che l’ex Ospedale militare di via dell’Abbadia venga trasformato in uffici, dove troveranno posto Ministero del Lavoro, Agenzia delle entrate, Dogane e Monopoli. Non è finita qui. Ancora uffici all’ex Cinema Embassy di via Azzo Gardino, che diventerà la sede regionale del Demanio.
Tutto questo si aggiunge agli interventi già in atto o in procinto di essere attuati e ricordati nell’intervista: l’ex convento di San Salvatore, tra via IV Novembre e via Cesare Battisti, destinato a uffici della Prefettura, e le ex caserme Sani (tra via Ferrarese e via Stalingrado), Mazzoni (in via delle Armi) e Masini (via Orfeo), vendute alla Cassa depositi e prestiti che le metterà a profitto tramite la costruzione di edifici residenziali.
Uffici, uffici e ancora uffici. Uffici e speculazione immobiliare. Questo e niente altro. Niente per la città e per le sue funzioni sociali, neanche le briciole. Nessun ascolto per le proposte alternative che intorno a molti di questi luoghi sono state costruite negli ultimi anni. Ai cittadini viene ormai riservata solo la finzione di poter decidere qualche dettaglio secondario rispetto a decisioni di enorme impatto già prese e blindate: basti pensare al teatrino costruito intorno all’allargamento della tangenziale. Ora dovranno digerire anche questo vero e proprio furto di aree dismesse che potrebbero essere restituite all’uso collettivo. A meno che non si organizzino per dire che la misura è colma, che quegli spazi meritano un uso ben diverso da quello che si vorrebbe tristemente cucire loro addosso.

Mauro Boarelli

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