Il sindaco, le aree pubbliche abbandonate e il senso del ridicolo

By 18 Luglio 2019articoli

Questa foto è emblematica. Il Sindaco di Bologna si fa ritrarre tra i rappresentanti dell’Associazione costruttori (Ance), promotori di una campagna contro il degrado delle aree abbandonate. Quale sia lo scopo reale di questa campagna è evidente: rivendicare la possibilità di costruire su quelle aree. Il tema del “degrado” è usato solo come strumento di marketing per rendere questo obiettivo socialmente accettabile. Nulla di cui stupirsi: cementificare le città è, in un certo senso, la ragione sociale dell’Ance. Ma cosa ci fa il Sindaco lì? La “ragione sociale” del Comune è ben diversa, e se il Sindaco la tenesse a mente non avallerebbe la speculazione edilizia, ma pretenderebbe che i beni pubblici venissero utilizzati per fini pubblici e fossero gestiti in modo pubblico.
Invece, si rende ridicolo indossando un nastro giallo da cantiere per protestare non contro la privatizzazione – che continua a piacergli parecchio, visto che coglie l’occasione per dire che è “bellissimo” il nuovo piano di vendita a privati varato dall’attuale Governo – ma contro i ritardi per attuarla. E quindi minaccia: “se alla scadenza [del Poc, il Piano operativo comunale] non c’è nulla e non ci sono compratori, a queste aree cambio destinazione e condivido con il Collegio costruttori un modo di realizzarle”. Con i costruttori, non con i cittadini. A questi è riservato solo il ruolo di comparse nelle molteplici forme di “partecipazione” innocua e addomesticata che il Comune promuove in tutte le salse, finalizzate a ratificare scelte già prese altrove o a gestire modesti progetti di secondaria importanza che non hanno alcuna incidenza sull’assetto della città.
Nel recente passato, l’entusiasmo per la privatizzazione degli spazi pubblici aveva portato il Sindaco a chiedere lo sgombero di un’esperienza sociale importante come quella di Làbas perché nella Caserma Masini bisognava costruire un albergo (ora ha cambiato idea: lì vorrebbe vedere il Liceo della Confindustria). Mentre si indigna per l’inerzia dello Stato, il Sindaco dimentica che molti beni abbandonati e lasciati a quel degrado che ora si impegna a combattere a fianco dei costruttori edili sono di proprietà del Comune. E dimentica gli spazi comunali che lui stesso ha voluto diventassero vuoti, mandando la polizia a sgomberarli (ricordiamoci di Atlantide e del Cassero di Porta Santo Stefano). Nel frattempo prevede una colata di cemento sui Prati di Caprara e l’ennesimo sgombero di uno spazio sociale, l’XM24, anch’esso insediato in uno spazio di proprietà comunale. Per sfrattarlo, ha pensato dapprima di costruire una rotonda, poi una caserma dei carabinieri, successivamente la Casa della letteratura, e infine una decina di appartamenti in co-housing, che va tanto di moda e dà una copertura “sociale” all’ennesima prova di forza contro tutto ciò che è autogestito, tutto ciò che proviene dall’organizzazione libera e spontanea e non è riconducibile a schemi imposti dall’alto.
Una foto emblematica, una rappresentazione della subordinazione dell’amministrazione pubblica a poteri privi di legittimazione democratica. Una brutta foto che va ad arricchire il tristissimo album di questa Amministrazione comunale.

[Leggi qui un riassunto delle dichiarazioni di Merola]

Mauro Boarelli

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