L’ex caserma Sani: la sostanza dietro l’apparenza

By 9 Luglio 2017articoli

Il copione è sempre lo stesso. Certo, i “rendering” del progetto vincitore del concorso per l’ex caserma Sani sono molto attraenti, si parla di nuove forme di coabitazione sociale, per la prima volta vengono riutilizzati edifici esistenti anziché raderli al suolo (ma bisognerà vedere quante di queste idee verranno confermate nel progetto definitivo), il parco – sembra – sarà fruibile da tutti (ma è pur sempre un parco “condominiale”). Però il nodo è sempre lo stesso: il 70% dell’intervento è rappresentato da abitazioni. Poi ci saranno gli insediamenti commerciali (ancora supermercati?).

Gli unici spazi pubblici saranno due scuole, che sono importanti, naturalmente, ma non sono previsti spazi per i cittadini del quartiere (ad eccezione di un “piccolo” centro sociale, qualsiasi cosa significhi).
Lo schema è davvero senza fantasia. “Valorizzare” gli spazi pubblici dismessi vuol dire esclusivamente realizzare insediamenti abitativi e commerciali. L’idea che la “valorizzazione” di questi spazi possa passare attraverso interventi di altro tipo, dove sia prevalente l’uso sociale e pubblico (biblioteche e altre infrastrutture culturali, spazi autogestiti dai cittadini, verde interamente pubblico, etc.) non passa neanche per la mente degli amministratori.

La linea la detta la Cassa depositi e prestiti, cui è stata delegata la “valorizzazione”, che significa trarre profitto dall’investimento realizzato con l’acquisto delle ex caserme.

Duemila nuovi abitanti all’ex caserma Sani, un albergo di lusso dove ora c’è il Làbas, e poi le aree del Demanio interessate dalla “rigenerazione” legata alla ristrutturazione dello stadio (i prati di Caprara, destinati a un outlet di lusso).

Tasselli di una enorme trasformazione urbanistica e sociale governata da una logica unitaria: la privatizzazione degli spazi pubblici dell’intera città.

Mauro Boarelli, Coalizione Civica

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