Lo sgombero Guernelli: responsabilità, silenzi, e ciò che non dovremmo dimenticare

By 19 Luglio 2017articoli

Cercando di orientarsi tra le informazioni trapelate finora intorno allo sgombero del circolo Arci Guernelli, emergono tre aspetti:
1) il Sindaco firma un’ordinanza di sgombero degli appartamenti di via Gandusio dimenticando di escludere dal provvedimento il circolo Arci e la palestra popolare: una “dimenticanza” non da poco, visto che in pratica legittima da un punto di vista amministrativo uno sgombero che è al tempo stesso un abuso, perché quegli spazi sono occupati legalmente in base a convenzioni mai revocate
2) chi esegue l’ordinanza – e non è ancora chiaro chi ne abbia la responsabilità, anche se dovrebbe essere facile scoprirlo (ed è ancora più facile intuirlo) – aggiunge il consueto copione di violenza cui siamo stati abituati in occasione dei numerosi sgomberi eseguiti in città negli ultimi mesi (ovvero la devastazione dei locali) e – già che c’è – si diverte a consumare qualche birretta e a sottrarre qualche centinaia di euro dalla cassa
3) la vicenda è talmente imbarazzante che l’amministrazione comunale e il pd non riescono a pronunciare una parola di condanna (non l’avevano fatto neanche qualche giorno fa quando la polizia aveva preso a manganellate senza alcun motivo tutti quelli che si trovavano davanti a Làbas mentre all’interno famiglie con bambini facevano spesa al mercato contadino) e si prodigano a insabbiare tutto, promettendo all’Arci una rapida riapertura – come se nulla fosse successo – e implorando di annullare un presidio sotto il Sacrario dei caduti in piazza Nettuno che si preannunciava assai partecipato (e qui mi permetto di dissentire con il circolo Guernelli che ha revocato la convocazione: l’episodio è accaduto e non si cancella, i cittadini avevano il diritto di raccogliersi e manifestare in occasione di un fatto così grave).
Ma tutto questo non è che la logica prosecuzione di una catena di eventi che hanno segnato la città negli ultimi tempi: gli sgomberi delle occupazioni abitative (via Solferino, ex Telecom, via de Maria,…), lo sgombero violento della biblioteca di Lettere, lo sfratto all’XM24, la carica della polizia al Làbas… Ciascuno di questi episodi ha una storia a sé, ma tutti sono accomunati dallo stesso modo di affrontare (e reprimere) le tensioni sociali a da un inedito intreccio tra Comune e Questura nel quale si confondono subordinazione, acquiescenza ed esplicita approvazione.
Insomma: l’aria che tira è sempre più pesante, l’amministrazione comunale non ha né la volontà né la capacità di contrapporsi a violenze arbitrarie, e anzi arriva al punto di alimentarle. Non facciamo scivolare nel silenzio quello che è accaduto: molto presto potremmo pentircene.

Mauro Boarelli

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