Perché il nuovo POC sugli impianti di distribuzione carburanti è sbagliato nel metodo e nel merito

By 5 giugno 2018notizie

Lo scorso 23 maggio siamo rimasti stupiti dalle dichiarazioni dell’Assessora Orioli. Il tema è ancora quello del Piano Operativo Comunale per il posizionamento di nuovi impianti di distribuzione carburante, al quale ci siamo sempre fermamente opposti.
La notizia è che l’Amministrazione conferma il POC che ne permette l’insediamento, nonostante il parere molto critico espresso dai tre quatieri interssati, l’opposizione dei cittadini, l’iniziale ritiro della delibera per evidenti problemi di compatibilità del piano (sottolineati in un primo momento anche dal Settore Verde e Ambiente del Comune) e infine la palese inutilità di avere altri distributori in una città già satura di impianti.
A poco vale il tentativo di rendere più “digeribile” il piano con l’indicazione di inserire colonnine per le aute elettriche e favorire nuove “opportunità all’insediamento in città anche di marchi di carburante low cost”.

 

Questa scelta è preoccupante, tanto nel metodo quando nel merito.

Nel metodo perché si ignora il parere dei Quartieri che approvarono, con (molte) riserve, l’insediamento di solo 4 dostributori sugli 11 proposti. Ora la Giunta, nella una nuova delibera che andrà oggi in discussione, ne prevede 7 reintroducendo 3 distributori sui quali vi era stato anche il parere negativo degli uffici tecnici.
Uno schiaffo alla tanto sbandierata partecipazione, così poco tenuta in considerazione da fare ignorare perfino il voto delle assemblee elettive territoriali: i Quartieri, i cui consigli, vale forse la pena ricordarlo, sono eletti dai cittadini e dalle cittadine di Bologna.

Nel merito, invece

  • è in palese contraddizione con gli obiettivi del PUMS di riduzione del traffico veicolare del 20% entro il 2020. Ci pare anzi che la promessa di carburanti a buon mercato sia un incentivo all’utilizzo del mezzo privato a motore.
  • si inserisce in una situazione in inquinamento da impianti di carburante sgià abbastanza grave. Lo ha denunciato l’ARPA citata da Repubblica Bologna l’11 Aprile per la quale ci sono “34 siti contaminati dalle perdite dei punti vendita di carburante, dismessi o ancora in attività. E a questi vanno aggiunti i 49 terreni da bonificare nel resto della provincia, per arrivare a una stima, su scala regionale, di 500 terreni inzuppati da sostanze nocive”. Una situazione che ci sembra particolmente fuori controllo visto che avevamo chiesto senza esito una mappatura degli impianti esistenti e funzionanti nonché una stima storicizzata del parco macchine circolante in città che dovrebbe giustificare questi nuovi insediamenti.
  • Rispetto al tema modernizzazione, e quindi la presunta necessità di costruire nuovi impianti, nella relazione annuale 2017 dell’Unione Petrolifera a pagina 72 c’è un capitolo sul “Recepimento Direttiva DAFI – Realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi”. Dove si dice esplicitamente che sugli impianti stradali esistenti vi è un “obbligo di installazione di GNL o di GNL e di infrastrutture di ricarica elettrica per i punti vendita stradali […] che nel 2017 eroghino almeno 5 milioni di litri di benzina e gasolio e che siano siti in una delle Province i cui capoluoghi abbiano superato il limite delle concentrazioni di PM10 per almeno 2 anni su 6 nel periodo 2009-2014”. E tra queste province inviduate c’è anche Bologna. Esiste la deroga, ma ci sembrano misure non più dilazionabili quando nel 2017 siamo passati alla cronaca come uno degli anni di peggiore qualità dell’aria
  • Rispetto al merito degli impianti approvati è piuttosto singolare che l’amministrazione  al Navile abbia voluto bocciare l’impianto approvato dal quartiere con riserva in via Piccinini ed invece abbia voluto confermare l’altro che era stato bocciato in Via Colombo. Soprattutto perché quest’ultimo sorgerebbe in prossimità di una curva in un tratto a forte scorrimento stradale e la legge 124/2017 (“LEGGE ANNUALE PER IL MERCATO E LA CONCORRENZA”) dice ai commi 112 e 113 “quanto già previsto dal nostro ordinamento, in tema di incompatibilità degli impianti presenti sia all’interno che all’esterno dei centri abitati. Nella prima fattispecie, quegli impianti che sono privi di sede propria per i quali il rifornimento sia per l’utenza che per l’impianto stesso avviene sulla carreggiata e quelli che sono situati all’interno di aree pedonali. Nella seconda, quegli impianti ricadenti in corrispondenza di biforcazioni, ricadenti all’interno di curve e quelli che occupano la carreggiata.

Porteremo queste obiezioni, insieme ai primi comitati dei cittadini che sono sorti contro questa nuova invasione di impianti, durante l’udienza conoscitiva del 6 Giugno alle 11 a Palazzo D’accursio (accesso libero). E intanto diamo già appuntamento ad una riunione interquartiere di Coalizione Civica per la sera stessa dalle 20.30 alla sede del quartiere San Donato – San Vitale in piazza Spadolini dove discuteremo di come organizzarci meglio per farci sentire su questo tema come su quello del Passante.

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