Quello dell’abitare è un nodo antico per Bologna, ma la pandemia lo ha ulteriormente complicato.
Benché le fasi più drammatiche dell’emergenza sanitaria paiano alle nostre spalle, è nei prossimi mesi che ci troveremo a fare i conti con le sue conseguenze sociali più significative. La pandemia non è stata uguale per tutti: ad oggi sono quasi 8.000 le famiglie bolognesi che sono dovute ricorrere ai sostegni per l’affitto, mentre sono almeno 5.000 quelle che al termine del blocco degli sfratti rischiano di perdere la casa, il tutto quando a Febbraio 2020, ossia agli inizi della pandemia, erano già circa 7.000 le case sfitte, e molte altre potrebbero esserlo diventate a causa della crisi delle locazioni turistiche.
Sono numeri inaccettabili per una città come Bologna che ha basato su solidarietà e uguaglianza la propria storia e il proprio orizzonte.
Eppure, se questo accade, non è certo solo colpa del virus. In questi anni, i processi di gentrificazione, alimentati da un’industria del turismo priva di regole, hanno fatto lievitare i costi delle abitazioni ben prima della pandemia, così come, da tempo, l’amministrazione sembra aver rinunciato al doveroso tentativo di porre un freno alla speculazione e allo smantellamento dell’edilizia popolare. In altre parole, non basta rimandare il problema a futuri tempi migliori per poterlo risolvere, ma è necessario agire subito per riuscire ad affrontare la radice profonda delle fragilità messe a nudo dalla pandemia.
Per questo motivo Coalizione Civica propone che la prossima amministrazione comunale:
A – Si ponga il raggiungimento dell’obiettivo di 5.000 nuove case popolari, ottenute attraverso il recupero del patrimonio immobiliare pubblico e a zero consumo di suolo;
B – Istituisca un’agenzia sociale per la casa che, oltre a occuparsi della riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico, definisca percorsi di inserimento abitativo per persone senza dimora e soggetti svantaggiati ;
C – Svolga un ruolo attivo nell’ostacolare la diffusione del canone di mercato;
D – Definisca regole in grado di contenere gli effetti negativi degli affitti turistici di breve durata.

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