Passante di mezzo. La partecipazione delusa e le istituzioni che non danno risposte

By 30 Settembre 2016post nel blog

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Il percorso partecipativo sul passante di Bologna continua a mostrare i suoi limiti dopo ogni incontro. Una evidenza che balza agli occhi tanto di chi sta seguendo tutto il percorso con costanza, tanto a chi partecipa agli incontri per la prima volta. E i limiti che sono sostanzialmente tre

  1. Poco tempo e contingentato. Gli argomenti sono tanti. Spesso molto tecnici. E’ illusorio pensare di poter affrontare questioni complicate come salute, ambiente, mobilità in incontri serali di tre ore.
  2. Non sta funzionando il meccanismo delle domande raccolte dal “pubblico”. Teoricamente dovrebbe essere un modo anche per ottimizzare i tempi del punto 1, ma di fatto si sta concretizzando in un buco nero dove richieste di informazioni su argomenti anche molto concreti vengono fagocitati e non trovano risposta. Perché a fine serata non c’è più tempo per leggerle tutte e perché la selezione del facilitatore Andrea Pillon non sembra riuscire ad ovviare a questo problema. Abbiamo sentito ogni sera che sarebbero state date le “risposte dal sito”. Ancora adesso c’è uno spazio FAQ non aggiornato da quando è stato aperto il sito ed uno spazio di documentazione di ogni singolo appuntamente dove sostanzialmente tutt’al più si possono leggere le risposte e gli interventi della controparte privata: Autostrade SPA.
    Quelli degli “altri” sono concentrati nella sezione “Quaderno degli attori” che è di difficile, o quanto meno non intuitivo, accesso per chi sta cercando ulteriori contenuti di approfondimento
  3. Le istituzioni non danno risposte. L’impressione molto concreta è che si sia voluto istituire un confronto fondamentalmente tra Autostrade SPA e cittadini (più o meno organizzati) rispetto al quale le istituzioni forniscono una cornice normativa e logistica (i tempi del percorso, gli spazi dove farlo) e l’investimento di una figura professionale a garanzia della “facilitazione” nel percorso partecipativo. Insomma le isituzioni non rispondono e quando lo fanno è per citare le argomentazioni ed i dati di Autostrade SPA.

L’appuntamento di ieri in Regione su ambiente e salute è stata una ulteriore convalida di questi limiti. Nelle tre ore abbiamo assistito ad una presentazione dell’ingegner Tomasi di Autostrade che ha presentato dati e numeri già sostanzialmente visti negli incontri precedenti. Agli interventi dei comitati fatti da Francesco Tornatore e Luca Basile che presentavano per la prima volta le loro contro deduzioni è stato dato lo stesso tempo. Eppure ponevano questioni centrali come la critica dei modelli di previsioni utilizzati da Autostrade SPA per ipotizzare che la maggiore fluidità del traffico e il cambio del parco macchine abbatterà l’inquinamento. O che l’area intorno a tangenziale ed autostrada non è più inquinata del resto del territorio bolognese. Peccato che si tratti di argomentazioni tecniche presentate senza letteratura scientifica, fonti e analisi dei modelli che in questo modo rischiano di convalidare qualsiasi tesi come sottointende l’aforismo di Von Neumann che chiudeva la presentazione di Basile di ieri (nella foto). A maggior ragione se sono le tesi di Autostrade SPA che il progetto lo deve vendere. Le slides con le controdeduzioni non sono ancora sul sito del passante, a differenza di quelle di Autostrade SPA, eppure sono state depositate e proiettate dal computer della Regione. Quindi conferite al facilitatore.

C’è stata una raccolta di domande nel pubblico che poi Pillon ha ridotto a cinque alle quali non c’è stata una risposta. Io stesso avevo chiesto se si sarebbe stata una forma di tassazione sui mezzi pesanti che transitano sul nodo bolognese, soprattutto tramite autostrada, coerente colprincipio ormai consolidato a livello europeo del “chi utilizza paga” e “chi inquina paga”. Si chiama Eurovignette e viene applicata già in molti stati europei. La domanda è stata fatta, ma non c’è stata una risposta.

Ma soprattutto, e la cosa dovrebbe far riflettere, l’assessore Priolo è andata via prima della fine del dibattito. Ed è un peccato perché è del tutto evidente che a molte delle questioni poste ieri dovrebbe rispondere l’amministrazione più che Autostrade SPA. E dovrebbe rispondere pubblicamente.

Nei giorni scorsi abbiamo appreso dalla stampa che fino ad ora, nei cinque incontri fatti, sono state raccolte 386 domande raccolte di cui 279 sono considerati “quesiti puntuali, che riferiscono a piccoli particolari progettuali”. Una operazione di vera trasparenza sarebbe mettere tutta questa documentazione già accessibile sul sito. Anonimizzarla per evitare problemi di privacy non sarebbe un problema.

E tuttavia già ora è possibile evidenziare un grosso limite: rispetto alla enorme mole di dati, considerazioni ed analisi portate a tutti i livello nel dibattito metropolitano da cittadini ed esperti questo percorso avrebbe meritato un tempo più congruo ed una apertura formale ad altre ipotesi. Invece oggi rischiano l’ennesimo intervento pubblico oneroso per le tasche dei cittadini e non pienamente risolutivo dei problemi dei quali si dice di volersi occupare. Le proposte sono state fatte da tempo. In questo articolo Gianni Tugnoli ne elenca alcune che da tempo sono sul tavolo e avrebbero il merito di portare Bologna nell’alveo della pianificazione e della realizzazione di scelte architettoniche ed infrastrutturali di livello europeo come merita.

Marco Trotta

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