La sanità e il socio-sanitario dopo il Coronavirus

By 11 Maggio 2020articoli

Premessa

La pandemia determinata da Covid-19, oltre a spaventarci ed a costringerci a rimanere in casa, ci lascia molte indicazioni sull’organizzazione dei servizi sanitari e socio-sanitari.

Li vogliamo elencare in sintesi perché servano a noi ed alle istituzioni locali e regionali come un’agenda di lavoro e di mobilitazione oggi e per il futuro per migliorare il servizio sanitario nazionale, rifiutando la scelta dell’autonomia regionale differenziata come sostenuto da varie forze politiche e sociali e dal Forum per il Diritto alla Salute Emilia Romagna. Il servizio sanitario deve essere nazionale con una gestione, come previsto dalla Costituzione, da parte delle Regioni.

COALIZIONE CIVICA PER BOLOGNAGruppo Salute

  1. La salute è un bene comune e deve essere gestita in forma pubblica, universale, gratuita. Va combattuta l’esistenza delle assicurazioni sanitarie private (defiscalizzate)  che ci riporta alle mutue di categoria e/o aziendali. Anche con il Covid19 stiamo assistendo ad accordi aziendali che consentono ai dipendenti ed ai loro familiari di fare le analisi per accertare la presenza del virus, in assenza di un piano complessivo per tutta la popolazione.
  2. Sulla salute bisogna investire risorse finanziarie ed umane superando la politica dei tagli che ha depauperato i servizi sanitari e socio-sanitari
  3. Bisogna dare priorità immediata all’investimento sui servizi territoriali e non sulle alte specializzazioni ospedaliere. Questo è importante sia per gestire la ripresa delle attività economiche e sociali senza aver ancora azzerato Covid 19, sia anche per il futuro per evitare di ritrovarci impreparati di fronte ad eventi come quello che abbiamo vissuto di recente. Come si dice prevenire è meglio di curare.
    Le Case della Salute devono essere la priorità nella riorganizzazione dei servizi sociali e sanitari e su questo occorre investire risorse finanziarie ed umane; non si possono fare pure operazioni di facciata, come è in sostanza avvenuto sino ad ora, bisogna ripensare il modello organizzativo e le gerarchie nel sistema organizzativo sia dei servizi sanitari, sia dei servizi sociali per realizzare un’effettiva integrazione sul territorio calibrandoli sulle esigenze reali della popolazione. Bisogna pensare ad un modello organizzativo a rete, non a piramide, che si muova in una logica di processo in cui chi governa il processo deve essere nelle Case della Salute.
    Il Direttore di Distretto non può essere un “generale senza esercito”, è inutile; i Dipartimenti di continuità assistenziale non devono interfacciare solo gli ospedali di 1° livello, ma tutta la rete ospedaliera.
  4. Nell’ambito del rafforzamento della sanità a livello territoriale si dovrà dedicare una particolare attenzione alla vigilanza sanitaria nel territorio rafforzando i Dipartimenti di Igiene Pubblica che negli anni passati sono stati depauperati di risorse umane e finanziarie.
  5. Una particolare attenzione dovrà essere dedicata alla vigilanza sanitaria nei servizi educativi 0-6 e nelle scuole in generale per l’elevata criticità rappresentata dalla riapertura delle scuole a settembre in presenza ancora di Covid 19.
  6. Per realizzare un cambiamento come quello richiamato in precedenza è fondamentale il coinvolgimento dei Medici di medicina generale (MMG), tutti, i Medici di Assistenza Primaria, (MAP, detti comunemente di base o di famiglia), i Pediatri di Libera Scelta (PLS) e i Medici di Continuità Assistenziale (MCA) (Guardia Medica).
  7. Bisogna superare il numero chiuso in generale in virtù del diritto allo studio ed in particolare per le facoltà che formano personale sanitario e già a partire dall’Anno Accademico 2020-2021 per avere risultati già tra sei anni e non sette. L’Università deve formare nuovi medici e nuovo personale sanitario non avendo solo attenzione alla tecnologica e all’iper specializzazione, ma affinando la capacità di diagnosi anche attraverso l’ascolto, l’accoglienza, l’empatia che consenta una presa in carico delle persone nel suo insieme e non solo per organi.
  8. Bisogna realizzare una rete di ospedali di comunità a gestione pubblica per gestire le fasi pre e post acute e non scaricarle prevalentemente sulle famiglie.
  9. Bisogna organizzare gli ospedali in una logica di integrazione superando gli iper specialismi. Covid19 ha dimostrato che c’è un forte bisogno di integrazione per curare le persone malate, oltre che bisogno di posti letto in medicina e nelle terapie intensive.
  10. Bisogna cambiare la gestione sanitaria nelle Case Residenze Anziani (CRA) in una logica di più forte integrazione socio-sanitaria. Occorre che il personale sanitario sia dipendente dalle Ausl per garantire una migliore organizzazione dell’attività di assistenza sanitaria.

Bologna, 11 maggio 2020

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