Siamo tornati a intervenire sulla necessità di dare Priorità alla scuola con un intervento della consigliera Emily Marion Clancy all’inizio della seduta consiliare di oggi, lunedì 11 gennaio 2021. Di seguito ne trovate il testo.


PRIORITÀ ALLA SCUOLA


Grazie Presidente, sono contenta che anche altri consigliere e consiglieri abbiano scelto di dedicare l’intervento di inizio seduta odierno alla scuola.

C’è un movimento diffuso su tutto il territorio nazionale che chiede di dare Priorità alla Scuola fin dalle prime settimane dell’emergenza sanitaria, ma a ormai 11 mesi dall’inizio della pandemia non possiamo che constatare con amarezza che alla Scuola priorità non si è mai data. Nè prima, né durante la pandemia.

Grava sulle spalle di tutti noi, non solo come amministratori e amministratrici ma come membri della nostra comunità, la responsabilità di fare in modo che questo cambi radicalmente. La scuola è fondamentale per ognuno di noi, non solo per chi la frequenta o chi ci lavora. Darle priorità significa dare priorità alle future generazioni ma anche al nostro futuro. Perché a scuola oggi va chi domani prenderà le future scelte politiche, chi ci curerà, chi scoprirà le nuove tecnologie, chi nutrirà la nostra anima con la sua arte, chi tutelerà i nostri diritti. Per vero, a scuola oggi ci va una generazione che già oggi si sta prendendo maggiore cura del pianeta in cui viviamo di molti di noi.

Da ex rappresentante del Liceo Minghetti, che per cinque anni fu tutto il mio mondo, leggo con empatia e stima la lucida riflessione del minghettiano Cesare Maria Dalbagno su Repubblica, che racconta una percezione diffusa tra i suoi compagni di una scuola non tenuta in considerazione. “Siamo tutti consapevoli che la situazione sia grave, ma invece che continuare a rimandare l’apertura della scuola fino a quando non ci saranno le condizioni di sicurezza. Chiediamo che si lavori per crearle queste condizioni. Invece noi siamo considerati sacrificabili”.

Come possiamo, da concittadine e concittadini, lasciare inascoltato il grido di una generazione. Permettere che già la si definisca “la generazione perduta”, rimanere inerti davanti alle testimonianze di studentesse e studenti, personale scolastico, insegnanti e genitori. Perché come tante e tanti, partecipando ai presidi di PAS sul nostro territorio, ho sentito le loro storie di prima mano.
Insegnanti affranti perché non vedono alcuni loro allievi da mesi, ragazzi anche trai più reattivi senza la solita luce negli occhi, stanchi e sfibrati dal dover affrontare ogni giornata identica alla precedente: isolati e davanti a un computer, genitori preoccupati perché i loro figli e le loro figlie rifuggono sempre più l’interazione sociale, chiudendosi ogni giorno di più in loro stessi e nelle loro stanze.

In tutto il mondo i report e gli studi pubblicati sul tema ci parlano di aumento della dispersione scolastica, peggioramento dell’apprendimento e dello stato psicofisico degli studenti, rischio di aumento dell’abbandono scolastico, dilagarsi di sentimenti di tristezza e paura per il proprio futuro, aumento delle disuguaglianze fra studenti, proprio quelle che la Scuola della Costituzione è nata per eliminare.

Il 7 gennaio PAS è tornata a protestare davanti agli istituti superiori della città, mercoledì sono previsti nuovi presidi.
La comunità scolastica chiede a gran voce la riapertura della scuola, non a tutte le condizioni naturalmente, ma in sicurezza. Se non al 50% di presenza per le scuole superiori almeno al 25%.
Ma per le scuole di ogni ordine e grado le richieste sono da mesi le stesse. Innanzitutto chiarezza sul rischio epidemiologico a scuola, l’ISS parla di una situazione di contagi intorno al 2%, le scuole hanno saputo attrezzarsi garantendo igienizzazione, distanziamento e uso di mascherine. Ma servono maggiori studi, più assunzioni, investimenti sulle infrastrutture, vaccinazione al personale scolastico come categoria prioritaria, screening sistematico della popolazione scolastica e un serio potenziamento dei trasporti come è stato fatto in Toscana.

Il necessario bilanciamento fra diritto alla salute e diritto all’istruzione, entrambi tutelati dalla nostra Costituzione, non può essere quello attuato finora in Italia, il paese in cui le scuole sono state le prime a chiudere e le ultime a riaprire.
Perché il diritto allo studio è una delle declinazioni del principio dell’uguaglianza formale e sostanziale alla base della nostra società. Il tempo per i rinvii è scaduto. Priorità alla scuola.

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