Via Bentivogli: perché tagliare gli alberi non era l’unica soluzione

By 2 Marzo 2020notizie

Intervento di inizio seduta del consigliere Marco Trotta presso il consiglio di quartiere a San Donato-San Vitale del 27 Febbraio 2020

La vicenda degli olmi che sono stati tagliati e sostituiti da 18 aceri campestri e 4 frassini, in via Bentivogli, torna utile per alcune considerazioni su alcuni temi che abbiamo periodicamente affrontato in questo consiglio.

Primo fra tutti la partecipazione della cittadinanza. Grazie a movimenti come Friday For Future ed Extinction Rebellion, oltre all’accesso dibattito sui cambiamenti climatici, c’è un rinnovato interesse sui temi ambientali. Un interesse al quale le istituzioni, ad ogni livello, devono saper rispondere con più coinvolgimento e sollecitudine anche quando si tratta di plateali manifestazioni di dissenso come quelle viste lo scorso 6 febbraio da parte di alcune e alcuni cittadine e cittadini che si sono legati agli alberi. Grazie a queste manifestazioni ci sono state le interrogazioni in consiglio comunale delle consigliere Emily Clancy e Dora Palumbo dalle quali abbiamo potuto accedere alle schede delle piante, ottenuto informazioni su chi e come sta gestendo il taglio e le nuove piantumazioni. Sappiamo, anche, che sul tema era stata convocata una commissione lo scorso 16 dicembre che, però, ha avuto una scarsa partecipazione della cittadinanza. Un problema che le istituzioni, a partire dal nostro Quartiere, devono poter affrontare meglio aumentando le occasioni di coinvolgimento. Gli esempi su come farlo non mancano come ha dimostrato il percorso del bilancio partecipativo. Si tratta di moltiplicare le occasioni di informazione, incontro ed ascolto. Intanto è un fatto che dei 27 alberi inizialmente oggetto di abbattimento si sia arrivati a 22 dopo una analisi più puntuale fatta in Comune con l’Assessorato e gli uffici preposti

Secondo aspetto: ambiente e incolumità pubblica. Il tema degli alberi in città è un tema di diritti potenzialmente confliggenti. Da una parte l’indubbio beneficio all’ambiente e alla salute pubblica, dall’altra la necessità di tutelare l’incolumità pubblica minacciata da crolli, cadute di rami, ecc. La sensazione è che l’approccio prevalente negli ultimi tempi sia stato “conservativo”, ma con un significato diverso da quello al quale il concetto “conservativo” potrebbe alludere prendendolo alla lettera. Insomma come hanno denunciato anche alcune associazione come WWF, Legambiente, ecc. per il comune è stato meglio “tagliare” che subire danni ipotetici con i relativi costi. Una scelta fatta anche in considerazione dell’imprevedibilità di situazioni che riguardano soggetti vivi, biologici, gli alberi appunto che si possono velocemente ammalare se esposti agli “stress ambientali che negli ultimi decenni si sono acuiti a causa dei cambiamenti climatici”. Quello che, però, non possiamo fare è giustificare questi tagli come una operazione a bilancio strutturalmente positivo perché piantumiamo alberi più giovani e con più capacità di assorbire sostanze inquinanti. Intanto perché sono previsioni che si fanno usando ogni volta modelli che hanno bisogno di uno studio della situazione in loco. Poi perché i bilanci si fanno anche a partire da come verranno smaltiti gli alberi tagliati, insomma se e in che modo torneranno a rilasciare il carbonio accumulato come hanno spiegato i referenti scientifici dei comitati in difesa dei Prati di Caprara quando la discussione ha riguardato quell’altra vertenza. D’altra parte, per quanto riguarda le emissioni inquinanti (nix, pm), occorreranno decine di anni prima che alberi appena piantati arrivino ad assorbire quanto gli olmi tagliati. E infine perché in realtà Bologna avrebbe già fatto un’altra scelta: l’aumento degli spazi verdi nel nostro territorio ,coerentemente con la dichiarazione sull’emergenza climatica approvata in Consiglio lo scorso 30 Settembre dove si impegna il Comune in “un piano di rimboschimento della aree cittadine” ma anche nel “promuovere la partecipazione dei cittadini in materia di politiche ambientali”. Una scelta, a proposito del nostro Quartiere, che va a rafforzare impegni già presi in passato come la fascia boscata lungo la tangenziale ben prima del passante. Sul tema del rimboschimento dovrebbe nascere a breve una consulta di associazioni ambientaliste che intende collaborare a questo fine insieme alle amministrazione con le stesse modalità di relazione con le quali opera la Consulta della bicicletta.

Terzo aspetto: la finanza pubblica al servizio di questi obiettivi e la credibilità delle istituzioni. Tutto questo ha un costo sulle finanze pubbliche. Che invece si dovrebbe ascrivere alla voce investimento se si ritiene che la tutela del verde pubblico sia un fattore importante del vivere bene in città. Investimento di risorse a tutela del verde ma anche per il coinvolgimento della cittadinanza nelle stesse finalità. Se le risorse non bastano è un dovere chiederne di più. E farlo con trasparenza pubblicando “rapporti periodici sui progressi fatti” che è per altro impegno preso con la dichiarazione d’emergenza climatica approvata in Comune

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