Il manifesto di Coalizione Civica Bologna è un impegno politico per il riconoscimento del caregiver e per una Legge nazionale inclusiva, fondata sull’equità sociale, che garantisca diritti e tutele a tutte le persone che si prendono cura di un’altra in modo continuativo, indipendentemente dalla convivenza, dal riconoscimento giuridico del legame.
Oggi molte politiche pubbliche continuano a riconoscere solo la cura fondata sulla parentela giuridica, lasciando invisibili intere reti di cura reali, affettive e quotidiane. Partner non riconosciuti, persone LGBTQIA+, amici, vicini, famiglie di scelta e reti informali svolgono ogni giorno lavoro di cura senza alcuna tutela, diritti né rappresentanza.
Il manifesto propone un cambio di prospettiva: mette al centro il benessere e i diritti di chi cura, una figura ancora oggi considerata quasi esclusivamente in funzione della persona assistita e relegata alla sfera privata e domestica. La cura continua a essere trattata come una responsabilità individuale, da risolvere all’interno delle famiglie, scaricandone il peso sulle singole persone, in particolare sulle donne, invece di assumerla come infrastruttura sociale collettiva.
La realtà della cura in Italia
In Italia sono 7,3 milioni le persone che svolgono lavoro di cura verso una persona non autosufficiente; di queste, oltre 2.146.000 dichiarano un impegno superiore alle 20 ore settimanali (ISTAT, 2015). Sono 169 mila i giovani caregiver tra i 15 e i 16 anni (ISTAT, 2019). La prevalenza è femminile e riguarda soprattutto la fascia tra i 45 e i 64 anni. Spesso le stesse persone anziane diventano caregiver di altri anziani, in una catena silenziosa di responsabilità senza tutele.
Nella Regione Emilia-Romagna, nel 2019, oltre 220.000 caregiver hanno svolto attività di cura. Nel 60% dei casi hanno ridotto o abbandonato il lavoro per farvi fronte. La Regione è stata la prima in Italia a riconoscere questa figura con la legge regionale n. 2/2014, aggiornata nel 2024, (https://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/articolo?urn=er:assemblealegislativa:legge:2014;2; https://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/articolo?urn=er:assemblealegislativa:legge:2024;5
Nell’Area Metropolitana di Bologna sono offerti servizi di supporto e sostegno dedicati ai caregiver, nonché un patrimonio rilevante di associazioni e reti del terzo settore che svolgono un ruolo fondamentale nel welfare di comunità;
Questi dati, però, raccontano solo una parte della realtà. Una quota crescente di lavoro di cura resta fuori dalle statistiche ufficiali: riguarda persone escluse dai criteri formali di riconoscimento e che, proprio per questo, sono escluse da ogni forma di riconoscimento e protezione.
I limiti del quadro normativo: proposta DDL Locatelli
Il Disegno di Legge nazionale attualmente in discussione (DDL Locatelli) rappresenta un primo passo nel riconoscimento del caregiver, ma introduce criteri di accesso molto restrittivi, fondati soprattutto su convivenza, parentela giuridica e soglie economiche.
In questo modo molte situazioni reali di cura restano escluse dai criteri di accesso.
Il rischio è che il DDL produca nuovi invisibili: caregiver riconosciuti formalmente, ma esclusi nell’accesso reale ai sostegni.
Per questo riteniamo fondamentale il ruolo di Comuni e della Regione: promuovere azioni e fare proposte per superare i limiti della legge nazionale.
Le conseguenze sulla vita delle persone
Numerosi studi mostrano come il lavoro di cura esponga a rischi seri quali: insonnia, stress cronico, danni fisici derivanti da sforzi di movimentazione, isolamento sociale, annullamento della percezione dei propri bisogni. Secondo Elizabeth Blackburn (Premio Nobel 2009), i caregiver presentano una riduzione della speranza di vita tra i 9 e i 17 anni, a causa dell’invecchiamento cellulare legato a livelli elevati di stress prolungato. Il caregiver è spesso costretto a vivere in una condizione di emergenza permanente, senza spazi di riposo, senza riconoscimento sociale e senza possibilità reale di progettare il proprio futuro.
La cura come questione strutturale
La cura non è femminile né maschile. Ma storicamente è stata scaricata sulle donne e sulle classi subalterne, diventando lavoro invisibile, sottopagato e socialmente svalutato. Così si è persa la sua dimensione pubblica e politica, riducendola a gesto privato anziché riconoscerla come pilastro della coesione sociale.
La crisi della cura non è una somma di storie individuali: è il prodotto di un sistema che ha trasformato un bisogno collettivo in un problema privato.
Una responsabilità collettiva
Il manifesto sostiene i diritti di tutte le persone che si prendono cura di un’altra e promuove una concezione della cura come principio organizzativo radicale e valore fondante di una nuova società, basata sull’interdipendenza tra esseri umani e non sulla competizione o sul profitto.
Oggi più che mai è necessario un cambiamento culturale profondo: il lavoro di cura non è un destino individuale, ma una responsabilità collettiva.
Ci rivolgiamo alle istituzioni affinché la cura diventi una priorità politica reale.
Le proposte
Le proposte sono un delicato equilibrio tra ciò che esiste già, ciò che è migliorabile e ciò che potrebbe (materialmente, concretamente) essere:
- Riconoscimento legale e tutele: ci impegniamo affinché i Comuni dell’area metropolitana sviluppino azioni per il riconoscimento ufficiale e legale del ruolo di caregiver non solo familiare attraverso una legge nazionale. Sosteniamo il riconoscimento del lavoro di cura fondato sull’affetto, e non solo sulla parentela o sul matrimonio. Chiediamo che questa legge offra un quadro normativo chiaro e tutele eque per tutti, sulla base di quando previsto dalla Legge regionale n. 2/2014 (Testo coordinato con le modifiche apportate da: L.R. 30 maggio 2024, n. 5) promossa dalla Regione Emilia-Romagna.
- Famiglie di scelta e queer caregiving: ci impegniamo a tutelare i diritti di tutte le persone che svolgono lavoro di cura al di fuori dei modelli familiari tradizionali. Rifiutiamo una definizione di caregiver basata esclusivamente su convivenza, legami di sangue, matrimonio o unione civile.
- Attenzione alle e ai giovani caregiver: ci impegniamo a tutelare il loro futuro e benessere grazie al diritto all’istruzione (riconoscimento, flessibilità scolastica, supporto didattico), al supporto psicologico e benessere emotivo e psico-fisico (counseling, spazi sicuri, attività ricreative), al mantenimento della vita sociale e del tempo libero, al riconoscimento precoce da parte dei servizi e a un’informazione e formazione adeguata alla loro età. Riconosciamo e promuoviamo azioni congiunte come, ad esempio, il progetto “Giovani caregiver. Verso una presa in carico comunitaria” della Città metropolitana di Bologna, per il riconoscimento e la presa in carico di giovani caregiver.
- Conciliazione vita-lavoro: ci impegniamo a sostenere tutele lavorative come congedi retribuiti e permessi, ecc… per chi ha un lavoro, coinvolgendo sindacati e aziende. Inoltre, ci impegniamo a riconoscere e mitigare gli impatti negativi che il lavoro di cura ha sulla carriera e sulla pensione dei caregiver per ridurre il gender pension gap e a contrastare l’isolamento sociale.
- Sostegno al reddito: sosteniamo i caregiver che hanno interrotto l’attività lavorativa o l’hanno ridotta per la cura, anche riconoscendo, laddove possibile, un sostegno economico per garantire l’autonomia economica e contrastare la povertà.
- Salute e Benessere del Caregiver: ci impegniamo a garantire l’accesso a servizi sanitari e di supporto psicologico gratuiti e dedicati, con un focus specifico sulla prevenzione dello stress, del burnout e delle patologie correlate al carico assistenziale.
- Ruolo attivo del caregiver: ci impegniamo affinché il caregiver sia coinvolto attivamente nella stesura del “Progetto di vita” o del “Progetto Assistenziale Individualizzato” o del “Budget di salute”, perché riteniamo la sua esperienza fondamentale per un’assistenza realmente efficace e per garantire i suoi bisogni.
- Punti informativi, di orientamento e di presa in carico dedicati ai caregiver: ci impegniamo a rafforzare e informare la cittadinanza dell’esistenza degli Sportelli Caregiver, Punti Unici Caregiver e Punti Unici di Accesso in ogni Distretto Sociosanitario, per ottenere informazioni, servizi disponibili e supporti, senza dover navigare tra mille fonti diverse.
- Servizi di sollievo e di emergenza: la cura è un impegno costante che non lascia tempo per sé stessi. Ci impegneremo affinché siano garantiti periodi di sollievo e riposo adeguati, e servizi di pronto intervento con servizi accessibili e affidabili che permettano ai caregiver di rigenerarsi e prevenire lo stress e il burnout.
- Card “Farfalla”: ci impegniamo a creare uno strumento come la “Card Farfalla” che garantisca il diritto a un accesso semplificato e prioritario a servizi essenziali, culturali, di benessere e legali. La farfalla è il simbolo della leggerezza e della trasformazione. Questa card non è solo uno strumento per accedere a servizi, ma rappresenta anche un’occasione di tempo per sé.
- Coordinamento reti: ci impegniamo a istituire un piano di coordinamento di reti locali composto da soggetti istituzionali, Aziende Sanitarie ed enti del Terzo Settore, basato su scambio di best practices. Ci impegniamo a valorizzare e integrare le informazioni e i servizi forniti ai caregiver dalle Associazioni.
- Banca dati, ci impegniamo a promuovere lo sviluppo di una banca dati comune a tutta l’area metropolitana per raccogliere informazioni dettagliate sui caregiver e che permetta di programmare servizi mirati e accessibili su tutto il territorio.
- Supporto post-cura: ci impegniamo affinché dopo la perdita della persona cara ci sia un sostegno continuo ai caregiver attraverso servizi di supporto psicologico per l’elaborazione del lutto, percorsi di orientamento e reinserimento professionale per i caregiver in età lavorativa, per aiutarli a ricostruire la propria vita. Serve, infine, un accompagnamento alla vita sociale attiva per combattere l’isolamento, dovuto ad anni di lavoro di cura tra mura domestiche.
- Formazione e riconoscimento delle competenze: ci impegniamo a garantire ai caregiver corsi di formazione che riconoscano e certifichino le competenze acquisite nel lavoro di cura, anche sollecitando la Regione a riconoscere formalmente il lavoro di cura.
- Sensibilizzazione e dialogo: ci impegniamo a utilizzare campagne per sensibilizzare l’opinione pubblica e a collaborare con istituzioni, organizzazioni sanitarie e società civile per costruire un futuro in cui la cura sia un valore sostenuto da tutte e tutti.
ADERIRE non è firmare: è assumersi la responsabilità politica di trasformare la cura da destino privato a diritto collettivo, da questione familiare a fondamento di una società più giusta, interdipendente e solidale.
ADERIRE non è firmare ma un IMPEGNO di lavorare insieme
