SALUTE
Condivisione della valutazione della pandemia come sindemia e della conseguente necessità di puntare sul diritto alla salute e sulla cura, investendo sul sistema pubblico dei servizi e nelle Case della salute.
La salute è un bene comune. Deve essere impegno dell’amministrazione comunale promuovere, in ogni sede istituzionale che le è propria, la gratuità e l’universalità dell’accesso alla cura. Per questo vanno contrastate tutte le politiche di privatizzazione – anche a partire dalla deriva introdotta dal welfare aziendale – che, di fatto, oltre a produrre disuguaglianze sottrae al pubblico risorse per la cura anche in termini di prevenzione.
Occorre un’Amministrazione che investa nel Sistema Sociale Territoriale all’interno delle case della salute, in termini di personale e soprattutto di coordinamento con il sistema sanitario.
E’ necessario dare sostegno qualificato a coloro che assistono persone fragili e investire nell’assistenza domiciliare integrata e dei percorsi di sollievo temporaneo possono che possono favorire un minor ricorso a soluzioni residenziali e a ricoveri ospedalieri, che di fatto rientra negli scopi della Legge Regionale sulla rimodulazione dei servizi socio-sanitari territoriali.
Riqualificare gli spazi di vita, privilegiando un sistema di cura di comunità, potenziando i servizi sociali, sanitari ed educativi sul territorio attraverso una ristrutturazione del welfare che permetta di invertire il rapporto pubblico-privato.
È necessaria una presa in carico che non sia organizzata prevalentemente per fasce d’età e per patologia, ma articolata anche in territori più piccoli degli stessi quartieri.
Si tratta di favorire lo sviluppo di territori ‘solidali’, di piccole dimensioni, in cui le risorse pubbliche, del privato sociale e della comunità siano attivamente coinvolte ed integrate nella promozione della salute e della prevenzione, facendo perno sulle Case della salute ed altri spazi del territorio.
L’organizzazione territoriale dei servizi sanitari e socio sanitari va rafforzata e in alcuni casi ricostruita, come nel caso della medicina scolastica.
E’ necessario che ogni scuola disponga di un medico scolastico di riferimento che operi in rete con un’equipe di professionisti socio-sanitari (dallo psicologo, al ginecologo, all’assistente sociale), sul modello dei Consultori, per attivare una vera presa in carico del disagio sociale e psicologico, per educare alla prevenzione e ai corretti stili di vita e nella sfera dell’educazione, all’affettività e alle differenze. Tale equipe potrebbe avere sede privilegiata nelle case della salute territoriali.
E’ auspicabile che l’amministrazione cittadina apra un tavolo di confronto con le amministrazioni centrali, a partire dall’Università, che metta al centro la necessità di rivedere il sistema di formazione dei giovani medici, sia in senso qualitativo, per una formazione che sia improntata anche sulla medicina territoriale, sia in senso quantitativo per rimettere in discussione l’istituzione del numero chiuso nella facoltà di Medicina che ha prodotto effetti evidenti (e drammatici nel contesto di pandemia) di carenza di personale.

WELFARE
La tutela del diritto alla salute nei servizi alla persona è centrale: salute nel lavoro, personale e pubblica in favore della qualità dei servizi e della vita. Pensiamo che l’impegno civico e il ricco tessuto sociale che caratterizzano il nostro territorio siano i più preziosi tra i possibili alleati di governo per mobilitare e relazionarsi in modo attivo e propositivo al fine di ricostituire un sistema di cura PUBBLICO che si pregia di un “marchio di (salute di) comunità”.
Questo vale a maggior ragione per il WELFARE: si propone RIQUALIFICARE GLI SPAZI DI VITA DI COMUNITA’: potenziare i servizi sociali, sanitari ed educativi sul territorio: una ristrutturazione del welfare che vada alla radice della territorialità, maggiormente orizzontale ed integrato che, rilanciando la centralità del pubblico a tutela di un’equa ripartizione di costi e prestazioni, favorisca e accompagni tutte le forme di cittadinanza attiva prodotte dal basso, senza pretendere di plasmarle o ricostituirle, legittimandone il valore sociale, culturale ed economico.
Prevenzione dovrà essere la parola d’ordine di ogni azione di governo della città: valorizzare le esperienze di sicurezza sociale autorganizzate già presenti e investire nella partecipazione delle cittadine e dei cittadini alla cura dei quartieri in termini di spazi e di relazioni tra chi li abita, per contrastare fattori sociali di disuguaglianza e alimentare il senso di appartenenza.
Riconoscere l’alto valore sociale delle realtà informali e dei rapporti di prossimità sul territorio, l’importanza della qualità degli ambienti di vita e delle condizioni di lavoro significa creare i presupposti per un’economia del benessere. INVESTIRE nelle politiche di PREVENZIONE conviene umanamente ed economicamente.
Le logiche del profitto sono ciò che ha viziato e corrotto quello che un tempo è stato il fiore all’occhiello del nostro territorio. Bisogna uscirne, smetterla di appaltare servizi con gare dove il fattore economico pesa più di quello qualitativo, tornare a fare riferimento ad una progettualità socio-educativa assistenziale che NASCA integrata, che garantisca continuità, concepire un sistema di CURA che sia pubblico, sradicare la settorializzazione applicando irreprensibilmente un’integrazione socio-sanitaria territoriale. Riequilibrare il rapporto pubblico-privato nei servizi socio-educativo-sanitari alla persona, re-internalizzando, facendo capo ad un’amministrazione comunale metropolitana che garantisca l’esclusione delle logiche di profitto, in favore di una “economia del benessere” che metta al centro la salute delle persone e la “presa in carico del territorio”.
Investire risorse in spazi di aggregazione, interventi educativi e socializzanti, prevedere dimensioni residenziali di comunità numericamente ridotte, incentivare il monitoraggio domiciliare e promuovere il raccordo tra Case della Salute e scuole, in un’ottica di prevenzione.
WELFARE come INVESTIMENTO, non come un COSTO specifico delle politiche sociali, ma come LA POLITICA DI REDISTRIBUZIONE DELLE RISORSE, trasversale a tutte le altre politiche (la tutela ambientale e urbanistica del territorio, la mobilità, la salute, la scuola e il diritto del lavoro) e lo terremo sempre presente perché riguarda la qualità della vita di chiunque.

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