Se non sarà verde che futuro sarà?

By 22 Giugno 2020notizie

Nelle ultime settimane la cittadinanza è tornata a farsi sentire in modo deciso sul futuro delle aree ex militari tracciato dal POC del 2016 e, più in generale, sulla tutela ambientale del nostro territorio.

Un no, l’ennesimo, alla costruzione di nuove edificazioni senza che vengano approntati strumenti per avere dati affidabili sullo sfitto, l’invenduto e l’abbandonato, e investimenti anticiclici per il recupero e l’efficientamento energetico – di immobili pubblici e privati – che sarebbero sicuramente più redistributivi rispetto a nuove grandi aree residenziali.
E come sempre non si tiene in considerazione il valore che quelle aree già hanno o che potrebbero avere come spazi verdi o possibili luoghi di per rendere più attrattiva la nostra città.

Per dare risposte ai tantissimi cittadine e cittadini che hanno prodotto pensieri lunghi e ragionamenti alti sulla necessità di spazi pubblici, come le proposte di Strade Aperte Bologna, ad esempio, bisogna attuare davvero la svolta green che troppe volte è stata solo evocata da questa Amministrazione. Ricordiamo che sono passati diversi mesi dall’approvazione di una dichiarazione di emergenza climatica ancora completamente inattuata.

Partiamo dal futuro della caserma Mazzoni.
Lo scorso 21 giugno ha visto ben 200 cittadine e cittadini prendere parte a una passeggiata mattutina in una domenica balneare come quella del solstizio d’estate, lanciata da un comitato fresco di costituzione, quello per l’ex caserma Mazzoni Bene Comune.
Cosa li ha spinti a costeggiare il perimetro dell’ex caserma Mazzoni?
La volontà di contestare il progetto di Cassa Deposititi e Prestiti e di questa Amministrazione che prevede la costruzione di 195 appartamenti su 7 edifici, un’area commerciale, l’abbattimento di oltre 300 alberi di cui 100 ad alto fusto, l’aumento del traffico in zona con stime che parlano di oltre 1085 veicoli in più, con tutto ciò che comporta questo progetti in termini di inquinamento e danno per la salute dei residenti e delle residenti.
Il comitato, che vede anche la partecipazione attiva del nostro consigliere di quartiere Santo Stefano Detjon Begaj, avanza una richiesta precisa: un percorso partecipativo reale a partire dall’autunno, magari coadiuvato dalla Fondazione Innovazione Urbana e annuncia il prossimo step, l’assemblea del comitato di venerdì 10 luglio alle 18.
La petizione su change.org intanto ha già raccolto più di mille firme.

Fine settimana altrettanto attivo per il comitato Rigenerazione No Speculazione, che sabato pomeriggio ha inaugurato i quattro sentieri dei Prati di Caprara sabato pomeriggio lungo un percorso di circa 3 km all’interno dei Prati. C’è il percorso del Ravone e delle Pozze, il sentiero Pasolini e Buffalo Bill, fino al sentiero di mezzo. Nomi evocativi, perché sia Pasolini che Buffalo Bill sono personaggi illustri che hanno percorso questo verde e a cui il comitato vuole rendere omaggio. Un pomeriggio immersi nel verde e nella natura, come testimoniano le tante foto e i video dei partecipanti, alla faccia del verde percepito narrato anche da questa amministrazione.
“Non si può parlare di svolta green se si distrugge ciò che già abbiamo” afferma giustamente Giovanna Anceschi parlando a nome del comitato, ma anche delle migliaia di cittadini e cittadine che continuano ad attivarsi per i Prati ormai da anni.
Studenti per l’ambiente e Extinction Rebellion hanno approfittato dell’iniziativa per effettuare una pulizia del parco.
L’ennesimo messaggio cristallino, direttamente dai cittadini e dalle cittadine, a questa Giunta.

Ultimo, ma non ultimo, il Passante.
Lo diciamo forte e chiaro da sempre: mentre questa Giunta prova a dipingerlo di verde con le opere compensative, si fa a finta di non vedere che questa grande opera, incentivando la mobilità privata su gomma, non solo renderà meno efficaci le buone decisioni che si stanno iniziando prendere sulla mobilità ciclabile, ma metterà un’ipoteca sulla possibilità di spostare il trasporto merci e pendolari della città metropolitana su rotaia.
Allora reiteriamo la nostra posizione: il progetto del passante deve essere messo in stop, l’obiettivo prioritario per la mobilità cittadina dev’essere la realizzazione di opere che diano risposta alle esigenze di mobilità senza danneggiare l’ambiente.
Il completamento del Sistema Ferroviario Metropolitano, obiettivo che doveva essere raggiunto già da diversi anni, il potenziamento del trasporto pubblico sull’intero territorio metropolitano prendendo in considerazione i ragionamenti sul trasporto pubblico gratuito che abbiamo iniziato a fare in commissione, gli investimenti sulla mobilità ciclabile.

La pandemia dovrebbe averlo reso ancora più chiaro: in una Bologna in cui già ora si vive meno che in altre città per la cattiva qualità della nostra aria, è fondamentale attuare davvero la svolta verde, non solo evocarla, anche per rimanere una città attrattiva.
Ci pare che su questo la cittadinanza abbia le idee molto più chiare della Giunta bolognese.

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